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Domenica, 04. Febbraio 2007

andare di fuori
di ficwriter04, 23:49



ANDARE DI FUORI

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ANDARE DI FUORI
Taking Her Over - Author: FicWriter04 - PG-13 - Humor/General - Summary: Hermione Granger has a somewhat distressing problem and only Severus Snape can help her. This fic was inspired by a conversation on a message board about a Sue-ified Hermione. Tradotto da Maria e Cuccussétte - Per maggiori di 14 anni - Humor \ Generale - Hermione ha un problema imbarazzante e solo Snape può aiutarla. Racconto ispirato dalle feroci Mary Sue - Qua l'Originale: http://www.fanfiction.net/s/1890719/1/


Si svegliò scoprì che i suoi capelli avevano cambiato colore. Per fortuna, nessun altro era sveglio di già a un'ora così mattutina e poté fissare l'immagine nello specchio senza dover spiegare cosa le era successo. Capelli biondi ricadevano sulle sue spalle in riccioli perfetti. L'aureola crespa che era solita domare alla mattina era scomparsa. In qualche modo erano comparsi riccioli lustri, rigonfi e vivaci.
Scotendo la testa, notò che apparivano strisce rosso vivo, e poi acquamarina, come se qualcuno stesse passandole un pennello tra i capelli. Adesso i suoi occhi iniziarono a cambiare colore, luccicando mentre diventavano verdi. Non un verde qualsiasi, ma una sfumatura verde neon!
"Sembro un Albero di Natale," mormorò, sbattendo gli occhi mentre una spessa riga di matita le sottolineava gli occhi, disegnata da mani invisibili.
Cacciò un sospiro. No, di nuovo. Questo stava diventando vecchio in poco tempo! Sebbene attendesse, niente più accadde alla sua faccia o ai capelli, così slegò la cintola dell'accappatoio e guardò giù al suo corpo per vedere cosa e se, fosse cambiato nella sua persona. Nella sua esperienza con quel fenomeno, che con sua tristezza stava aumentando, i cambiamenti corporei spesso andavano mano nella mano con i cambiamenti al viso e capelli.
Era deprimente scoprire di avere ragione. I seni erano tre volte la misura che aveva quando era andata a letto la notte prima e notò diversi marchi sulla pelle che assomigliavano in modo sospetto a… Argh. Odiava aver ragione, di quei tempi. Di solito, significava disastro. C'era il tatuaggio di un cuore sulla spalla sinistra, una rosa sanguinante sul seno destro, un serpente attorcigliato sulla natica destra e una parola tatuata sulla caviglia sinistra. Guardò la parola abbastanza a lungo da rendersi conto - con disgusto - che era stata scritta usando numeri per metà! Alzò le spalle a pensare a cosa, se cosa, i tatuaggi dovevano rappresentare.
< Mi chiedo cosa stia facendo proprio adesso il Professor Snape, > mormorò una vocina nel fondo della sua testa. Era una voce allegra, con un allarmante squittio. < Sta facendo il bagno, > proseguì la voce. < Sexy Sevie sta nudo ->
"No. " Hermione scosse la testa. Quell'immagine non era quella che voleva richiamare, ma, mentre le cose andavano avanti con i loro fenomeni, lei trovò i suoi desideri inascoltati, e proprio quell'immagine le esplose nella mente. Rabbrividì. "Oibbò, oibbò, oibbò," borbottò Hermione, sventolando le mani qua e là e cercando disperatamente di sconfiggere la rivalsa del suo corpo. <Non Snape! No di nuovo. No, per favore ! >
Era impotente per fermarlo, la voce divenne più forte nella sua mente e faceva serenate su quell'uomo; il suo corpo, i capelli, i suoi commenti deliziosi e pungenti. Hermione stava affogando, si sentiva tirata e non c'era niente che potesse fare per fermarlo. Niente. Si trattenne disperata alla sua salute mentale, scosse la testa e si aggrappò al lavandino finché le dita non le fecero male.
<Oh, Sevie,> sospirò la voce < Ti amo così tanto che fa male.>
Hermione andò di fuori.

Il libro aperto sul suo scrittoio spiegava che orrore fosse Il Sue.
Severus Snape diede un sospiro esausto. Dopo settimane di ricerche nella biblioteca, era riuscito a trovare un riferimento in un volume polveroso che era stato riposto dietro una fila di altri libri sullo scaffale. Quasi come se fosse stato nascosto. A quel punto, non ebbe più dubbi che qualcuno avesse nascosto il libro.
L'incantesimo Sue, così come era conosciuto, era di quelli oscuri. Molto oscuro, ritenne, avendone visti e sentiti gli effetti atroci. Ci voleva solo di lanciarlo per provocare mesi di dolori, sofferenze ed angustie mentali alla vittima.le vittime di solito erano femmine, sebbene ci fossero note di vittime maschi. Senza cura, la vittima andava peggiorando fino a quando non era più sé stessa, e solo il nome la identificava. E pure allora, l'incantesimo poteva ispirare certi orribili, sdolcinati soprannomi, tali che uno poteva solo rabbrividire nel sentirli.
Ecco cosa combinava l'Incanto Sue. Privava la vittima del suo normale aspetto e personalità e, mentre il vincolo diveniva più stretto, trascinava gli altri nell'incantesimo. Chi circondava la persona, amici e nemici, all'improvviso la seguivano, la amavano senza riserve e non sempre in modo platonico!
Aveva perso il conto di quante volte la virtù della signorina Granger era dovuta venire protetta da seguaci più che zelanti, nell'ultimo paio di mesi, e tutto a causa dell'incantesimo. Severus grugnì, dubitando comunque che lei avesse una virtù. Aveva preso parecchi studenti spogliati in modo diverso, per assumere la virtù su ognuno di loro. Perché lei doveva essere diversa?
Per i primi mesi, era scritto, parole rudi - sua delizia e specialità - potevano portare a una breve dispersione dell'effetto; l'esito era un ritorno alla normalità per tutti e una debole sensazione di aver sognato. Ricordi della persona che si comportava in modo strano sarebbero stati attribuito a sogni o allucinazioni.
Comunque, il sollievo era breve e il Sue avrebbe continuato a manifestarsi fino a quando la pozione non veniva fatta e somministrata. In un antico caso riportato, l'incantesimo Sue aveva preso un'intera nazione prima che la vittima originaria venisse curata. L'amnesia era la conseguenza, una completa perdita di memoria degli eventi che erano accaduti. I libri di storia archiviavano quel fatto come una semplice, divertente leggenda. Il libro che aveva aperto reclamava che gli eventi erano veri ed erano stati originati da un solo lancio del Sue su un individuo insospettabile.
Severus voltò la pagina.
C'erano effetti collaterali, come un aumento di intelligenza, forza e agilità. Non tutte le vittime mostravano questi effetti collaterali, se non altro.
Non aveva notato un particolare aumento nell'intelligenza della signorina Granger, ma tanto per iniziare, non sarebbe stato facile stabilirlo. Era così sopra i compagni di classe imbecilli, per intelligenza, per cui smise di far caso quando lei tirò fuori certi fatti oscuri che nessuno eccetto lui, avrebbero riconosciuto.
Per la forza, si era manifestata proprio quando l'incantesimo si consolidava. Aveva ancora un'occasionale fitta di dolore alla schiena da quando lo aveva posato sulla cattedra e era salita su di lui. Se Albus fosse arrivato un minuto più tardi… Tremò. La sua schiena si era riempita di lividi, i muscoli stirati nel tentativo di impedire alla signorina Granger di molestarlo, e non era riuscito a rialzarsi dal piano della scrivania senza aiuto.
Non pensò mai che avrebbe perdonato Poppy per quelle soffici mutandine che aveva fatto. Non mutandine per un'occasione, ma mutandine tali che qualsiasi femmina sarebbe stata tentata di <farselo >. Il labbro superiore si arricciò in una smorfia. La donna insistette che i suoi continui dolori erano immaginari e non reali e probabilmente, indotti dallo stress.
Indotti dallo stress. Roteò gli occhi per quello che pensava di quell'opinione.
La sua schiena era stata abusata dalla ragazza e quello era il perché aveva ancora dolori.
L'agilità non l'aveva vista nella Signorina Granger, sebbene poteva venire fuori in qualsiasi momento. Fece una nota mentale di cambiare a rotazione la parole d'ordine della porta ogni giorno, poi ci ripensò. Due volte al giorno sarebbe stato meglio. Come dice un proverbio, solo perché sei paranoico, non vuol dire che la gente non è in giro per prenderti.
La signorina Granger doveva essere di certo fuori a cercarlo, sembrava. Fra tutti i maschi dela scuola, si era fissata soprattutto su di lui. Uno scherzo crudele. Era un esemplare di mascolinità senza prezzo e lo sapeva. Poteva quell'incantesimo dirigere la vittima verso individui precisi ? Il libro non lo diceva,e lo stesso incantesimo non c'era.
Però la cura c'era.
Passò le dita sulla lista degli ingredienti. Erano tutti nella dispensa, ma ci voleva un tocco esperto per farla esatta. Bene, era proprio l'uomo giusto per quel lavoro. Albus sarebbe stato soddisfatto.
Mentre lavorava, pensò a quello che la ragazza aveva passato nel contesto del suo normale essere sé stessa. Grugnendo, Severus decise che le esperienze di umiliazioni complete adesso superavano le sue, che non erano un bel piacere nel ricordare i suoi giorni da teenager.
Sotto l'influsso del Sue, aveva deciso che lezioni e compiti erano opzionali, si era diretta in biblioteca per ricercare come faceva un gatto se lanciato nell'acqua, tutto soffiate e artigliate per liberarsi. Aveva preso a bere liquori forti e ciondolava a giro bella sbronza com'era. Lui era con tutto il cuore per bere fino a tramortirsi, quando ci voleva; ma lei aveva fatto dell'eccesso regola in un paio di episodi. Nessuno riusciva a scoprire di dove si procurasse l'alcol, sebbene lui sospettasse che la sua stessa Casa avesse qualcosa a che fare con ciò.
Per una ragazza che in pubblico e abbastanza spesso faceva smorfie sulle ragazze che apertamente inseguivano i ragazzi, la signorina Granger aveva del tutto cambiato idea sull'argomento. I suoi abiti sorpassavano il provocante solo per eufemismo, ed i capelli erano stati tinti di ogni colore dell'arcobaleno. E poi. I ragazzi fioccavano dietro lei , si sporgevano dalla balaustra da cui si affacciavano e si gettavano verso lei come i lemmings da una scogliera.
Usava soprannomi, ciascuno dei quali erano del tutto ridicoli e non le calzavano affatto. Nomignoli affettati. <'Mione. Oni. Angel. Minny, detti in vario modo. Quante volte mai, in passato, aveva sentito che lei correggeva la pronuncia esatta del suo nome? Perché, aveva passato ore a cercare di insegnare a quel ragazzo, Krum, a dirlo, arrendendosi poi, immaginò lui, appena si era resa conto che la mancanza di intelligenza gli impediva di imparare.
Severus mescolò la pozione.
Fu come se la signorina Hermione venisse tirata in direzioni opposte allo stesso tempo. Purtroppo nessuna di queste direzioni la migliorava affatto. La ragazza era in uno stato di costante imbarazzo, non incontrava più il suo sguardo né reclamava per rispondere alle domande in classe. La sua idea di paradiso. Quella saputella Grifondoro sedeva silenziosa. Benedetti pace e silenzio in classe, a parte le esplosioni che Longbottom procurava come al solito.
La saputella si era chiusa in sé stessa. Incomprensibile. Non voleva affrontarlo, né poteva, con il modo in cui si comportava. Alcuni degli episodi che lo coinvolgevano erano atroci. Poteva immaginare la mortificazione che doveva sentire nel comprendere che sì, lei aveva tentato azioni inappropriate verso di lui e non era certo un brutto sogno.
Veramente, se si preoccupava di ammetterlo - cosa che non avrebbe mai fatto a voce alta nemmeno sotto pena di morte - si sentiva dispiaciuto per lei. Era una cosa a cui lei stessa non riusciva a dare risposta, visto che la sua condizione le impediva di farlo. Lui poteva simpatizzare con la disperazione della perdita del controllo. Era oltremodo straziante sapere di venire manipolati e non essere capaci di impedire che ciò accada. Per fortuna, i ricordi sarebbero scomparsi appena avesse preso la pozione. Non le avrebbe avute sul fondo della mente, a darle dolore dopo oltre venti anni.
Strinse i denti, volendo far uscire il respiro e mantenere i pensieri ben concentrati sulla signorina Granger e sulla missione che aveva per le mani. Non aveva motivo di indugiare nel passato, né gli importava.
Qualcuno, da qualche parte, doveva odiarla così tanto da lanciarle quell'incantesimo. Per sfortuna, con ogni probabilità non avrebbero mai saputo, a meno che il colpevole non confessasse e per sua esperienza, nessuno era così idiota da alzarsi e gridare, <Sono stato io! Sono stato io!>. la ragazza non aveva idea di chi potesse averle fatto tanto.
Era confusa, la ricordava seduta nell'ufficio di Albus, gli occhi sbarrati e la bocca che tremava, la paura nella voce mentre rispondeva alle loro domande. Ogni episodio la terrorizzava e la imbarazzava e non aveva spiegazioni.
Severus sulle prime aveva sospettato che lei, Weasley e Potter fossero tornati alle brutte. Quei tre mai si fermavano nella ricerca di nuovi modi per procurargli guai. Sembrava la loro attività extra curriculare preferita. Aveva subito insistito con la ragazzina perché smettesse la sua recita e confessasse qualsiasi cosa avessero fatto di sbagliato. Forse non avrebbe tolto tutti i punti della Casa Grifondoro per i loro pasticci. Solo la metà. O tre quarti. Ovvio, lei aveva negato. Tipico. Allora Albus lo aveva fermato, e aveva fatto richiesta che severus frugasse la Biblioteca per qualsiasi incantesimo che causasse quei sintomi di cui soffriva la signorina Granger. Riconoscendo il tono da barzelletta, era sceso con riluttanza.
Alla fine, aveva avuto successo. Albus aveva ragione. Nessun pasticcio dai tre pivelli, dopo tutto. Dannazione.
Ore dopo, non aveva dormito un attimo, ma la pozione era pronta. Tutto quello che gli ci voleva era freddarla un po' e poi ficcarla in gola alla signorina Granger. Non avrebbe mai pensato di essere lieto nel riavere la piccola saputella di nuovo a fare la peste a lezione. La sua idea di paradiso lesta divenne inferno. Le occhiate accorate erano sia noiose che distraesti, per non dire nulla del silenzio che aveva iniziato a snervarlo. Era più abituato a lei che smanacciava per aria di quanto non pensasse, una noiosa parte della sua giornata. Severus si trovò a ripensare indietro agli insulti personali a lui mormorati, che lei e i suoi amici gettavano verso di lui quando pensavano che non potesse udirli.
Si sedette un poco ancora, leggendo dell'Incanto Sue, anche se in verità, c'era rimasto poco da leggere. Forse ci avrebbe scritto un articolo di giornale. Di certo aveva abbastanza esperienza, da scrivere qualcosa di accettabile per una pubblicazione. Severus estrasse carta pulita e prese a scrivere.
Il terzo lungo paragrafo gli stava dando problemi quando sentì il ticchettare dei passi sul pavimento. Alzò gli occhi e vide Hermione Granger che camminava verso di lui. Il suo abito era troppo corto e continuava ad inciampare sugli stivali alla caviglia dai tacchi di altezza impossibile che stava calzando.
Si sentì dispiaciuto per la giovane donna, davvero. Era così amabile, a cose normali, con la pelle bianco latte, riccioli lussuriosi e anche amabili…
Una smorfia gli stirò le sopracciglia. Amabile? Puah! Il pizzicorino del Sue gli stava percorrendo la pelle. Era il primo effetto attorno alla vittima. Prima c'era il pizzicore, dolce e gentile, come se l'intero corpo fosse un po' intorpidito. Poi un tocco della vittima, anche un semplice strofinarsi del vestito, portava i pensieri, pensieri che nessuna persona sana di mente avrebbe avuto. Che stesse avendo pensieri simpatici verso lei, senza tocco alcuno, era un cattivo segno. Fino ad ora, solo col tocco erano stati procurati effetti.


Stava diventando forte, la sopraffaceva.
Avrebbe dovuto essere più che cauto nel non toccarla o avrebbe potuto trovarsi in una situazione di repulsione, come l'ultima volta. La gola sembrò stringersi e Severus inghiottì a vuoto. Nessun Oblivate per lui. Voleva ricordare il passato nell'intenzione di non ripeterlo. Sebbene < volere > non rappresentasse del tutto i suoi desideri sull'argomento. <Avere bisogno > era una parola assai più accurata da usare. Aveva bisogno di ricordare di stare in guardia. Lei andò a fermarsi davanti allo scrittoio, le mani strette davanti alla sua veste. Gli occhi luminescenti lo fissavano. Luminescenti?
Le sollevò un sopracciglio, e non fu sorpreso quando lei aprì di colpo l'abito, dandogli, se avesse scelto di guardarla sotto al mento, una vista del suo corpo con niente di meno che il completo da compleanno. Sì, il sue faceva progressi. La riservatezza della signorina Granger era in declino. Si rifiutò di guardare, consapevole della nudità solo per la visione periferica, e tenne lo sguardo centrato su di lei. "Vestiti, ragazzina."
Lai si ritrasse, ma non si mosse. Dannazione. Non era abbastanza perché l'incantesimo si dissipasse.sarebbe stato meglio se poteva averla per un attimo libera dagli effetti, abbastanza a lungo per la sua sensibilità per afferrare la necessità della bevanda dall'odore assurdo che aveva bisogno di ingozzare. E così com'era, avrebbe avuto difficoltà notevoli nell'obbligare la Granger malata di Sue a bere.
"I tuoi seni non mi attirano, ragazza. Gli uomini normali della mia età non sbavano dietro a bambine di metà della loro età, tanto meno delle bambine in loro custodia." Fu ricompensato con un altro ritrarsi e un lampo di consapevolezza negli occhi di lei. Il lampo andò e sparì. <Lotta, Granger. Non ce la faccio da solo.>
"Non posso farci nulla," constatò con una voce ansimante e troppo drammatica.
Perlomeno non aveva la voce di una sirena. Questa volta. Era ancora piuttosto sconvolto da quell'incontro.
"Vediamo. Siediti." Si alzò dalla scrivania mentre lei ci si spalmava sopra, protesa verso di lui. <appena in tempo, > pensò. Era buono sapere che i suoi riflessi erano ancora in forma al meglio.
Oh, Sevie…"
"Sevie?" la fissò. Non aveva mai sentito quello prima di allora. Santi dei, adesso stava facendo dei soprannomi per lui? Questo doveva finire subito. "Ti sovviene, signorina Granger, che saltellare nuda nell'ufficio del tuo professore non è cosa appropriata?"
Le sue labbra si curvarono in un ghigno complice.
"Non credo te ne importi. D'altra parte, non sono nudo. Sto indossando i miei abiti." E poi, "Non pensi. Giusto. E il vestire, immagino, è una faccenda di interpretazione. Io difficilmente considero una tunica slacciata come un vestito appropriato." Severus arretrò, mani protese verso il posto dove aveva piazzato la pozione a raffreddarsi. Doveva essere lesto e serpeggiante. Quale sarebbe stato il miglior modo di compiere la missione? "Puoi essere tecnicamente di età legale, ma tu, nella mia mente, sei sempre piccola." La sua mente corse via frenetica da diversi corsi di eventi, scartandoli tutti dalla questione.
Lei incurvò la schiena. "Fai di me una donna, Sevie! Prendimi ora!"
Il bicchiere con la pozione era sempre un po' caldo, ma la pozione era bevibile.
"Non credo. Se ci sono due ultime spiagge per il mondo stregonesco, e fossero obbligate dal dovere a procreare, io ancora non ti metterei nel mio letto. In effetti, signorina Granger, mi avvelenerei con le mie mani piuttosto che subire un destino così straziante. Non c'è maniera in cui io di mia volontà acconsenta a venire appiccicato a te per il resto della mia vita,in ogni modo e comunque possa essere breve."
La signorina Granger si alzò dalla cattedre, sparpagliò fogli nel farlo, e gli diede un'occhiata per niente preoccupata. Scosse la testa, l'espressione cambiò, si torse prima in un ghigno e poi nel panico.
"Uhhh!" Si guardò , afferrando i bordi della veste con una mano. "No, no, no…"
Stava sempre scuotendo la testa quando un brivido le scosse il corpo. In un modo strano, era affascinante guardare l'incantesimo dissiparsi e venir all'istante sopraffatto. Ci fu un brevissimo attimo in cui la consapevolezza di dove fosse e cosa stesse facendo le luccicò negli occhi, ma se ne andò svelto come era apparso. Una striscia bianca le apparve nei capelli e poi una verde. Quando guardò di nuovo verso di lui, gli occhi erano blu, un blu profondo, e non brillavano più.
"Non opporti," disse con tono ragionevole, sebbene non fosse certo se stesse parlando a lei oppure a sé stesso. "Se non ti opponi, sarà più facile." La lingua di lei sbucò fuori, e leccò le labbra. Era un pezzo di metallo lucido quello che vide sulla lingua? " Possiamo rappresentare così tanto l'uno per l'altro, Severus."
Bene, almeno non stava più usando quel terrificante soprannome.
"Sei cocciuto. Va bene. Capisco. Dovremo nascondere il nostro amore." La signorina Granger cacciò un sospiro e prese a tossire.
"Il nostro amore? Amore?" lei tremò e fece un rumore simile a quello di un micio che rigetta una palla di pelo. "Questa sarò la cosa più ridicola che abbia mai sentito uscire dalla mia bocca."
Severus posò il bicchiere sul tavolo. Parecchie strisce erano sparite e i suoi occhi erano tornati al colore normale. "Signorina Granger?" sembrò esere riuscita a dissipare lo stesso incantesimo, e borbottava contro l'amore in toni disgustati. Ma pure fosse così, non tutti gli incantamenti del Sue erano scomparsi. I capelli presero a cambiarle in una sfumatura di biondo ancora più chiara. Dubitò di avere tempo a disposizione.
"Ucidimi adesso. Basta che mi uccidi, professore, perché non ce la faccio più. Senza offesa, ma amore? Davvero." Lei inghiottì a vuoto, le braccia incrociate sul petto, tenevano chiuso l'abito.
"Non ti ucciderà," le rispose. "Ma questo può puzzare quanto gli va. La cura. Bevila."Severus indicò il bicchiere con una mano.
Non perse attimo nel sollevarlo e bere.
Non accadde niente. La stanza rimase silenziosa, eccetto per i loro respiri. La guardò da vicino, cercando traccia di altri cambi nel suo aspetto e nelle sue maniere. Non ce ne furono. Soltanto, l'aria sembrò caricarsi in modo curiosa attorno a loro. < L'occhio del ciclone, forse? >
"Non funziona," gli disse, rigirando un ciuffo di capelli su un dito e poi guardò a terra. I suoi capelli si arricciarono all'improvviso, ricordandogli lo sbocciare di un fiore.
"Dagli tempo." Aveva letto bene la procedura? Aveva scordato qualche ingrediente? Non era possibile. L'aveva mesciuta esatta. Cosa se non andava? Dagli tempo, pensò tra sé. Fagliela entrare in circolo."
"Ho così poco tempo ." La ragazza si lanciò verso di lui.
Severus non ebbe tempo di arretrare o spostarsi dalla sua strada. Le mani lo afferrarono per le spalle, e il poco peso le bastò per fargli perdere l'equilibrio. Colpirono la sua sedia e questa scivolò da una parte, sbatterono contro lo scrittoio. Carte e fogli caddero sul pavimento. Il punto dolorante che Poppy assicurava essere solo un dolore fantasma creato dallo stress, protestò quando sbatterono sul pavimento duro. Per un attimo fu grato che le sue mani gli avessero trattenuto la testa dallo spaccarsi contro le pietre, poi il senso comune ebbe il suo peso.
Se fosse stato cosciente, allora sarebbe stato del tutto consapevole di quello che lei stava progettando di fargli. Non solo quello: dal pizzicore della pelle, si rese conto che l'avrebbe aiutato nel suo piano.
"Signorina Granger, controllati." La sua voce suonò debole alle sue orecchie e si trovò intrappolato dai suoi occhi, marroni, poi blu e poi verdi. Erano così belli. Lei era bella.
Le labbra di Hermione toccarono le sue.
Fu solo un secondo o due, eppure gli parve un'eternità. La ragazza sedette di colpo, e le mani lo premettero forte sul petto quando si alzò in piedi. Non ci rimase assai, messa così. Gettando un basso gemito, crollò in un cumulo senza fare altra parola.


Severus si passò una mano tremante sulla fronte sudata, e si rilassò al primo colpo quando vide la sagoma della ragazza e l'abito tornati nel loro stato abituale.
Trattenne il respiro, fino a quando il pizzicore non scomparve dal suo corpo e non ebbe più impulsi a fare cose che l'avrebbero fatto licenziare da Albus, poi trascinare e squartare dai genitori di lei. Avvicinandosi cauto, si inginocchiò, allungò la mano e le sentì le pulsazioni. Forti e stabili. Nessun pizzicore si diffuse sulla sua pelle, e così pensò di essere salvo. Svelto, le chiuse l'abito, non c'era motivo perché si sentisse completamente mortificata, non dopo quella prova atroce.
La Granger si stiracchiò, gemette e si rotolò sul pavimento, sbatté le palpebre confusa. Sedette con un rantolo e lo sguardo pieno di panico andò a fuoco; lui si rannicchiò vicino a lei. Si strinse a sé l'abito e respirò in modo profondo. "Professor Snape?"
"Signorina Granger."
"Come ho fatto…?" Scosse la testa, fissandolo. Sembrava non avere ricordi. Bene. Sperò di cavarsela così. "Cosa è successo? Mi ricordo d'essermi svegliata presto…"
Stava cercando una spiegazione, ma non si sentì di dargliene una. Quello che gli sarebbe piaciuto fare era ritirarsi nelle sue stanze, annullare le sue lezioni, farsi alcuni forti drink e passare la giornata ruggendo ubriaco. Comunque, le piccole cacche avevano bisogno di un'educazione e suppose di doversi presentare al lavoro.
Severus si alzò, le diede il più grande sguardo scostante che riuscì a fare. "Sei svenuta, signorina Granger." Tecnicamente, era corretto. Il collasso finale assomigliava ad uno svenimento.
"Non sono svenuta." Usando il bordo della cattedra, provò ad alzarsi. Poté cedere che le sue mani tremavano.
"Lo hai fatto alla grande," schioccò lui, tornò alla scrivania e sedette nella sua seggiola. "Dieci punti dal Grifondoro per avere distrutto il mio lavoro."
Lei lo fissò, sbattendo le palpebre come se stesse vedendo qualcosa nella sua mente che era così orribile che non poteva sopportare di contemplarlo. "Professore?"
Severus sospirò forte. "Cosa, adesso? Interrompere il mio lavoro non è abbastanza per te ? devi continuare a fare la peste ?"
"Ma io…" la voce le si ridusse ad un sussurro, le parole le uscirono di corsa, "Io ti ho baciato?"
contorse i suoi lineamenti prima in un'altra aria cupa, e poi in una magnifica imitazione della rabbia. "Dieci punti dai Grifondoro per l'impertinenza. Baciarmi. Ti suggerisco di andartene, signorina Granger, prima che sia tentato di togliere tutti i punti della tua Casa in un colpo per commenti inadeguati ad un insegnante."
Le lacrime le luccicarono negli occhi, ma annuì. "Sì, signore."
Un momento dopo, era solo. Severus sedette di nuovo nella sua sedia, col mento in una mano. Anche se era stata curata, non c'erano garanzie perché non potesse accadere di nuovo, a lei o a qualcun altro. Proprio per quello, avrebbe fatto altre cotture di pozione.
Non faceva mai male, essere preparati.



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